La maschera

Edizione Archinto, 1994 (Baldini e Castoldi, 1995)
Romanzo d’esordio, La maschera (Archinto 1994 e poi Baldini & Castoldi, 1995), premio Lerici 1995, tradotto in Francia, Germania, Spagna, Olanda e Grecia, stava per diventare un film che Marco Ferreri non fece in tempo a realizzare.
Elena ha trent'anni, ma la sua vita non ha un assetto stabile. Fa la "maschera" alla Scala, scrive articoli per piccole riviste e ha sempre pochi soldi. Suo rifugio è la sua stanza, che la isola da tutto. E' però difficile tenersi lontano dalle "persecuzioni" degli altri. Guido, ventenne, potrebbe essere un'ancora di salvezza, ma la paura è tanta. In questo caos di sentimenti anche la consultazione de I Ching risulta ambigua, una volta invita a stare fermi, l'altra invita all'azione.
🛒 Disponibile in:
📔 Copertina flessibile in italiano
📓 Copertina flessibile in italiano
“A Milano Marco Ferreri ci veniva ciclicamente. Il suo ultimo film voleva girarlo a Milano, alla Scala, se la malattia gliel’avesse concesso. Si era invaghito di un romanzo e della sua autrice, che era il romanzo: la vita randagia e appassionata di Elena Soprano.”
Silvio Danese, 28/02/99, Il Giorno
“Un testo buio, nichilista, che presenta a tratti descrizioni lampo della vita quotidiana molto acute.”
Grazia Chierchi, Giugno 1994
Antonio D’Orrico su 7 magazine del Corriere della Sera definì La maschera un classico degli anni Novanta inserendolo tra gli imperdibili “dieci romanzi italiani degli ultimi dici anni.”
“Crudo, irritante, fascinoso romanzo d’esordio…Tutto a partire dalla scrittura odora di verità nella Maschera…è un’altalena di claustrofobie e piacere taumaturgico della scrittura.”
Bruno Ventavoli, La Stampa
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“Premio Lerici Opera Prima 1994, tradotto in cinque paesi.
Un ottimo biglietto da visita per la scrittrice che, da allora in poi, pubblicherà con grandi e piccole case editrici, inclusa Baldini & Castoldi.
Un romanzo d'impatto, #lucido #caustico e #deciso. Un'opera intensa, che fa riflettere”.
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📚 I libri di Elena Soprano
La maschera IT ed. 1995
La maschera, premio Lerici 1995

Estratto

Il fruttato attutisce l’incalcolabile distanza tra me e le cose. Mi riconduce dentro le cose. Prima nel fondo della bottiglia, dopo nel borsone di Domingo, consegnato dall'attempato english man, tipo logicamente gay. Ci trovo pasticche per la gola di varie marche. Torroncini morbidi ricoperti di cioccolato. Ne frego subito un paio. Dopo gli gnocchi ci vuole proprio un dolce. Una penna: Parker, made in U.K., blu, bordatura in oro. Il furto è senza premeditazione, totalmente automatico.

Mi riaffaccio al banco del guardaroba. Ed ecco Gambini, con una maschera.

“Non è che hai una penna?” fa la maschera “Stanno chiedendo autografi a Domingo e non si trova una penna.”

“To’…”faccio, con la tranquillità di chi nella vita vive sempre di certezze, “ma riportamela perché questa penna è un ricordo…”

La maschera scortata da Gambini porta la penna a Domingo.

“Sai che Domingo ha detto di avere una penna uguale?” mi fa quando torna.

“Ma dai!” esclamo, e infilo la Parker nella mia borsa.

C’è la selezione naturale dell’amicizia, in montagna.Chi vuol camminare va. Chi non vuole sbattersi più di tanto, si ferma su un prato a fare le stesse cose che fa a casa di Lalla e Luca, fumare e leggere il giornale.

C’è l’ordinamento dei camminatori. Luca è il primo che scompare. Seguito dal suo strano cane, un alpenzeller recuperato al canile, chiamato Davis, in onore di Miles Davis. Seguito a sua volta dal bastardo nero di Lupo, un lupoide comunque, che si chiama Dylan. Non si sa se per via di Bob Dylan o Dylan Dog.

Usually, con Fil, mi ritrovo io. Cammina più spedito di me, questo è certo. D’inverno è un fondista, scoordinato, ma ultrarapido. Sempre premuroso, però. In montagna io sono un panzer. Potrei camminare otto ore, senza fermarmi mai, lenta, lentissimamente. Fil mi aspetta sempre, sui sentieri di quell’Engadina che a fine giugno sembra più dipinta di un quadro di Segantini.

Fil è biondo, con occhiali di tartaruga. Insegna Estimo. E’ un altro dal passato universitario made in Bologna. Vive solo, col suo gatto. Anzi, è una gatta. Si chiama Nicolina e Fil ha uno strano modo di parlare: usa spessissimo i diminutivi. Se tira vento o si annuvola mi chiede: “Hai freddo, piccolina?”

Dalle nostre camminate scendiamo sempre mano nella mano, mentre il cielo si colora di rosso, e gli altri sono già nel fumo di una qualche bettola a passarsi il vin brulè.

In macchina ci ritroviamo soli, silenziosi, ascoltando i nastri si Brian Eno e Robert Fripp di vent'anni fa, planando sulle luci della città come un’astronave che esce dal buio.

(da La maschera)
La maschera cope I piccola
La maschera IT ed. 1994 piccola
La demoiselle du vestiaire FR piccola
Auf den Kopf gestellt DE piccola
La chica del guardarropa piccola
Maskers piccola
ΤαξլӨέҭρլα GR piccola
Elena Soprano Libri 
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