La notte del Bau

Edizioni Amazon, 2021
Ilda Scansafiori, una vecchia maestra in pensione che vive col cane Bosso, non sopporta le feste, i regali, il calore degli amici. Poi, la notte del 31 Dicembre, si imbatte nel Signor Faber e nel suo Ru-ku-kù , l’ uccellino che segna il “senza-tempo” ovvero il momento di fare qualcosa a cui non si era mai pensato prima, o che si è aspettato troppo per fare. Che cosa è ora che faccia Ilda? E cosa si nasconde dietro il suo sguardo arcigno? A farcelo scoprire sarà l’antico Drago del Sonno, una creatura magica e notturna nascosta tra gli orologi del signor Faber. Raccontando la storia del Regno di Landa, da cui proviene, spingerà Ilda a ricordare a sua volta i motivi che l’hanno resa così scorbutica e scontrosa. Non è mai troppo tardi per accorgersi dell’Amore che ci circonda e di fare di ogni giorno un nuovo inizio, uno splendido Capodanno.
Illustrazioni di Lali.
🛒 Disponibile in:
📕 eBook versione in italiano

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La notte del Bau

Incipit

La signorina Ilda Scansafiori

Tre secondi prima che la sveglia suonasse, un dito a uncino sbucò da sotto le lenzuola. Schiacciò il pulsante arrugginito della suoneria e una voce gracchiante esclamò: «E’ ora!»
Dalla poltrona di fronte si alzò un brontolio, sembrava qualcuno che tentasse di infilare la testa sotto al cuscino.
«Sveglia!» fece la signorina Ilda Scansafiori mettendosi a sedere sul letto scansando le lenzuola. Afferrò la dentiera che teneva in ammollo in un bicchiere sul comodino. La mise in bocca, sbattè due volte le mascelle come un coccodrillo affamato poi, presa la sveglia e strizzato un occhio per prender bene la mira, la lanciò in direzione della poltrona.
«Sbaucaiii!» guaì un grosso cane saltando giù.

Sulle note del concerto per violino e bassotuba di Ether Won Kluber, Ilda faceva la sua ginnastica mattutina: flessioni, piegamenti, rotazioni delle braccia, spaccate e verticali. Dopo una doccia gelata, si concedeva la colazione: una tazza di tè scuro senza limone né zucchero preparato con la bustina del giorno prima. Per risparmiare, ovviamente.
Infilati gli stivaletti neri a punta e il berretto di panno blu schioccava le dita con un forte Snap!. Bosso, così si chiamava il cane, si preparava allora davanti alla porta col guinzaglio stretto tra i denti, senza scodinzolare. Non avrebbe mai voluto uscire in quelle gelide mattine d’inverno.

La signorina Ilda camminava curva, era sempre vestita di scuro e non salutava mai nessuno. Neanche quando incontrava i suoi ex alunni. Il giornalaio Carlo era stato un suo scolaro. Ora era un uomo grande e grosso eppure quando la vedeva passare davanti all’edicola la salutava con un filo di voce.
«Dritto con quella schiena!» gli rispondeva lei senza voltarsi a guardarlo.
Anche la fornaia Caterina era stata sua alunna. E quando la vedeva sbucare da dietro l’angolo sentiva le gambe diventare di elastico, la stessa cosa che succedeva quando veniva chiamata alla lavagna a fare le divisioni.
«Maestra Ilda, tenga una brioche, è appena sfornata!» esclamava Caterina allungandole un sacchetto dalla porta del negozio. Il cane Bosso si fermava scodinzolando con la saliva che gli montava in bocca come un’alta marea. Dati un paio di strattoni al guinzaglio, Ilda tirava dritto. E senza voltarsi esclamava: «Troppa dolcezza ammazza la volontà e smolla il carattere!»
    (da La notte del Bau)
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